Assegno familiare e Family act

Assegno unico e «Family act» al fotofinish

Semplificazione e contributi più alti favoriranno un effettivo cambiamento di rotta?

I provvedimenti che in questi giorni potrebbero cambiare il modo in cui lo Stato italiano intende sostenere le famiglie sono due: l’assegno unico e il “Family act”.

Ci soffermiamo su entrambi in quanto l’opera di semplificazione potrebbe – anche se il condizionale è d’obbligo nel nostro Paese – aiutare di riflesso anche l’articolato mondo del lavoro domestico, che riguarda colf, badanti e baby sitter, ma soprattutto le famiglie che assumono regolarmente e che da anni chiedono un riconoscimento fiscale a questo impegno significativo.

L’assegno unico per i figli, che sarà approvato fra non molto, è una “risposta in denaro” che abroga otto misure attualmente in vigore: assegni per il nucleo familiare, assegn i familiari; detrazioni per i figli a carico; detrazioni per le famiglie numerose; bonus bebé; bonus mamma; assegno per il terzo figlio; prestiti agevolati per le famiglie con figli. Nasce con l’intento che hanno misure simili in altri Paesi: il kindergeld in Germania, per esempio, il child benefit in Uk e in Canada. Ha un intento universale, in quanto ne beneficiano anche autonomi, liberi professionisti, incapienti e disoccupati. Garantisce a ogni figlio lo stesso importo (dal terzo l’importo è maggiorato), più consistente in caso di disabilità e ha una blanda selettività su base Isee. Sarà più robusto: molti avranno importi maggiori rispetto alle attuali misure e nessuno avrà meno di quanto già oggi riceve.

La legge delega sarà varata entro la pausa estiva e quanto prima dovrebbero essere avviati i decreti legislativi (la maggioranza assicura una possibile partenza da gennaio 2021). L’assegno unico verrà erogato mensilmente in denaro o come credito di imposta. Viene garantito dal settimo mese di gravidanza fino ai 18 anni, senza pause e con continuità (e può arrivare fino ai 21 anni). L’importo viene ridotto ai maggiorenni, con possibilità di riconoscere l’assegno direttamentre al figlio – su sua richiesta e se impegnato in attività di formazione o di preparazione al lavoro – in maniera tale da favorirne l’autonomia.

Le coperture finanziarie sono un passaggio delicato, come sempre: ci sono 15,5 miliardi di euro che arrivano dalla soppressione delle misure esistenti, ma vanno trovati almeno altri 6 miliardi per una riforma che dia di più e con continuità a molti, con una clausola di salvaguardia affinché nessuno ci perda. Tutto questo dovrebbe armonizzarsi nel quadro di una più ampia riforma fiscale, che potrebbe individuare altre fonti per le coperture.

Il “Family act”, invece, potenzia e riordina le misure in servizi (come per esempio gli asili) per l’occupazione femminile, la conciliazione dei tempi e i congedi. «Puntiamo al contrasto alla denatalità – ha dichiarato il ministro per la Famiglia e le Pari Opportunità Elena Bonetti -. Ci sono quindi il tema demografico, che ha effetti anche dal punto di vista economico e sociale, e il tema del lavoro femminile. Questi sono due pilastri sui quali l’Europa sta investendo. Per la prima volta si investe in umanità, per cambiare in meglio la vita delle famiglie». Sarà davvero così?