Una ricerca su 5.655 italiani misura per la prima volta il costo reale del welfare per famiglie con figli e parenti anziani a carico.
C’è una fascia d’Italia che ogni mattina compie una piccola impresa organizzativa: accompagna i figli a scuola, chiama il medico del genitore anziano, risponde alle email di lavoro in un’anticamera d’ospedale, rinuncia alla riunione delle diciotto perché coincide con il rientro dal doposcuola. Non riceve riconoscimento istituzionale, non appare nelle voci di spesa pubblica del welfare, non ha un nome nelle statistiche ufficiali. Ha un nome coniato in America e ripreso nella ricerca che Nuova Collaborazione ha commissionato a Ipsos Doxa su un campione di 5.655 italiani: Generazione Sandwich.
Sono il 15% della popolazione tra i 25 e i 75 anni, con un’età media di 46 anni. Il 61% lavora a tempo pieno e nel 67% dei nuclei entrambi i partner sono occupati. È la spina dorsale produttiva del Paese. È anche, stando ai dati della ricerca, il gruppo più esposto a un accumulo di costi che raramente viene misurato nella sua interezza.
Il costo della cura, nella Generazione Sandwich, si paga in quattro valute diverse
La cura si paga in denaro: il 72% sostiene spese private per servizi di cura, quasi il doppio rispetto al 38% della media nazionale, e il 74% paga specificamente servizi per i figli fuori dall’orario scolastico, con il 46% che lo fa in modo continuativo durante tutto l’anno. Per l’82% di chi ha sostenuto queste spese, il loro peso sul bilancio familiare è almeno abbastanza gravoso. Si paga in tempo: il 72% dichiara che gli impegni di cura hanno sistematicamente sottratto spazio personale. Si paga in carriera: il 73% ha modificato almeno una volta la propria attività lavorativa per esigenze di cura non retribuite, contro il 42% del totale. Riduzione dell’orario, stop temporanei, rifiuto di trasferte, passaggio al part-time, rinuncia a offerte di lavoro: sono tutte voci di un costo professionale concreto e misurabile, che colpisce in modo particolarmente marcato le donne. Si paga, infine, in salute mentale: il 67% si è sentito sopraffatto dagli impegni di cura nell’ultimo trimestre, e il 92% degli italiani, “sandwich” o meno, ritiene che la gestione della cura generi stress mentale rilevante per le famiglie.
I dati INPS sull’Osservatorio dei lavoratori domestici mostrano che i lavoratori regolarmente assunti a supporto nelle case delle famiglie in Italia sono scesi da 906.307 nel 2015 a 817.403 nel 2024: una contrazione del 10% in un decennio, avvenuta mentre la quota di ultra-65enni sulla popolazione cresceva costantemente (+3 p.p. dal 2015 al 2025; Fonte: ISTAT). Guardare ai soli numeri del lavoro domestico regolare rischierebbe di restituire un quadro parziale: questo decremento fotografa solo la parte formale di un mercato largamente sommerso. L’89% degli italiani ritiene che il lavoro domestico irregolare sia un fenomeno diffuso o molto diffuso nel Paese, e la ricerca individua con chiarezza la causa principale: per il 60% degli intervistati il costo troppo elevato del contratto regolare è il primo ostacolo alla regolarizzazione. Il calo dei lavoratori regolarmente iscritti non va quindi letto come una riduzione della domanda di cura, ma come il segnale di una domanda che cresce e che, davanti a un costo della regolarità percepito come insostenibile, scivola verso il sommerso. Quando il mercato formale si contrae per ragioni economiche, non scompaiono i bisogni: scompaiono le tutele.
Perché questo è il momento di misurare
Questo articolo è il primo di una serie dedicata ai risultati della ricerca Lavoro di cura domestico con focus sulla Generazione Sandwich. Nei prossimi appuntamenti si intende approfondire il conflitto tra cura e lavoro retribuito, l’asimmetria di genere, la figura dei caregivers e le misure che gli italiani ritengono più efficaci per alleggerire il carico. L’obiettivo non è produrre allarme, ma costruire consapevolezza: la cura è già un’infrastruttura economica del Paese.
Fonte:
Ricerca “Lavoro di cura domestico – Generazione Sandwich”, Ipsos Doxa per Nuova Collaborazione, maggio 2026 (n=5.655).
Dati INPS, Osservatorio: Lavoratori domestici – Dati annuali, ultimo aggiornamento disponibile.
Dati ISTAT: Indicatori demografici 2015-2025.