VERSO IL "WELFARE CIRCOLARE"

La sfida della corresponsabilità civica

Grafico WelfareLa descrizione del «secondo Welfare» e della sua «circolarità» presenta elementi affascinanti.
Ne ha parlato in maniera convincente Franca Maino, docente di Politiche sociali e del lavoro all’Università statale di Milano e direttrice del Laboratrorio «Percorsi di secondo welfare».
Perché è secondo? In che senso lo è? Temporale: si tratta di forme che si sviluppano dopo il «primo» welfare, quello edificato dallo Stato nel corso del Novecento, soprattutto durante il trentennio 1945-1975. Funzionale: il secondo welfare si aggiunge agli schemi del primo, integra le sue lacune, ne stimola la modernizzazione, si avventura in sfere di bisogno ancora inesplorate dal pubblico, mobilita risorse non pubbliche addizionali. Finanziario: mobilita risorse aggiuntive di natura non pubblica, messe a disposizione da un’ampia gamma di attori economici e sociali.
Si tratta di un nuovo scenario con la persona al centro. Sono tre i pilastri su cui si basa. L’apertura ad attori non pubblici. Perché c’è un coinvolgimento - accanto allo Stato - anche del Mercato e del Terzo settore (nuove «alleanze»). E perché ritiene necessario fare rete e operare in modo sinergico. L’innovazione sociale: perché individua nuovi prodotti, servizi e modelli che rispondono ai bisogni sociali in modo più efficace delle alternative esistenti e creano nuove relazioni sociali, collaborazioni e partnership. Empowerment: perché genera partecipazione tramite la responsabilizzazione dei vari soggetti e il co-finanziamento delle prestazioni. Può essere un motore di sviluppo, secondo Franca Maino, grazie a una graduale estensione di nuove forme di tutela per i cittadini in una logica integrativa. Ecco la grande sfida della corresponsabilità.

 

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17 ottobre 2018